Se siete dei travelholic, vi sfido a visitare il sito di Interrail e a non innescare la vostra irrefrenabile voglia di partire! A me è capitato con una notizia apparsa sul mio cellulare che mi informava che Interrail, l’abbonamento per viaggiare illimitatamente sui treni in Europa, include anche i traghetti in Grecia. Il risultato sono quindi un nuovo viaggio e questo articolo di luglio, che, come vi avevo anticipato, vuole essere di ispirazione per le vacanze estive.
Se non siete ancora convinti a proseguire la lettura vi svelo che Naxos è l’isola greca più bella per una vacanza dove sia stata e Kofounisia è un vero paradiso rilassante che vi resterà nel cuore!
L’itinerario
Per ridurre i voli la partenza e il ritorno sono su Mykonos. In particolare, per via della precedente esperienza a Santorini, nella quale avevo perso il volo, l’ultima notte è programmata a Mykonos in un super hotel a cinque minuti a piedi dall’aeroporto.
Menù:
- Giorno 1 Italia-Mykonos, traghetto per Naxos e pomeriggio e sera a Chora, con visione del primo tramonto dalla Portara
- Giorno 2 giornata intera nelle spiagge a sud di Chora e cena sul rooftop Avaton
- Giorno 3 mattinata nella spiaggia di Chora e traghetto per Kofounisia, pomeriggio nella spiaggia di Ammos. Sera in centro
- Giorno 4 passeggiata fino a Paralia Pori, rientro pomeriggio e giro del lato ovest dell’isola
- Giorno 5 mattinata in piscina e traghetto per Naxos, tramonto nella spiaggia di Chora e cena nel quartiere della spiaggia
- Giorno 6 visita ai villaggi nell’entroterra, sera nei vicoletti per le ultime compere
- Giorno 7 traghetto per Mykonos e giornata di relax in hotel con tramonto
- Giorno 8 rientro in Italia al mattino presto
Giorno 1
Mykonos to Naxos
Le prime ore a Mykonos sfruttano il bonus di euforia di inizio vacanza, come in Duolingo quando ti regalano il moltiplicatore di punteggio per tot minuti. Noto già da subito come l’XP (experience), per rimanere in tema Duolingo, accumulata negli anni girovagando, mi torni utile per muovermi più agilmente. Mi aggrego quindi a degli altri viandanti per assicurarmi, per dieci euro, un posto su un taxi cumulativo, di dubbia licenza, in direzione porto. Ne approfitto anche per ri-studiare (l’avevo già visitata con Google maps) la zona dove dormirò l’ultima sera. Dopo aver sbrigato le questioni organizzative – chi viaggia in solitaria deve infatti sempre dare la priorità alle questioni pratiche – sul pulmino posso finalmente rilassare la mente e godermi il panorama mettendo su i miei classici occhi a cuore di eterna innamorata della Grecia.
Ebbene sì, in questo articolo, in stile vlog, ho deciso che darò libero sfogo agli sproloqui tipici della mia anima sognatrice. Quindi pronti a girare insieme a me e alla telecronaca nella mia testa.
Superata Mykonos Town, dal finestrino iniziano a sfilare le rade case squisitamente bianchissime, dalla forma perfettamente arrotondata e definita, che si incastonano sullo sfondo delle pareti rocciose color sabbia dell’isola. Si respirano il lusso, la cura dei dettagli e l’amore per l’estetica. Questa per me è Mykonos, l’isola elegante della Grecia. Sono così euforica che queste cose che ho scritto le esprimerei con tono esaltato a tutti gli altri passeggeri, ma mi trattengo. Mi concedo allora di perdermi nei ricordi di una vacanza a Mykonos qualche anno fa.
Mi accorgo che, come in tutte le isole greche, l’organizzazione turistica è impeccabile. Arrivata facilmente al porto traghetti, vado a ritirare il biglietto cartaceo al casottino apposito, dove trovo un addetto gentilissimo, nonostante il notevole volume di clientela giornaliera. Mangio una focaccina al pollo e formaggio strepitosa al bar e trovo posto in una delle tantissime sale d’aspetto, aperte ma riparate da tettoie, sempre presenti nei porti ellenici.
Impaziente di vedere una nuova isola, seguo il mio traghetto sul sito Marine Traffic, finché finalmente non arriva e posso imbarcarmi per Naxos! Considerata la sua velocità, la compagnia scelta per il primo spostamento via mare è Seajets, che non è però inclusa nel biglietto Interrail. Il catamarano è molto piccolo e quindi soggetto alle onde, nonostante il mare calmo, ma (questa volta) mi sono già premurata di prendere la pastiglia per il mal di mare. Se volete maggiori informazioni sulla versione viaggio-senza-pastiglia potete leggere il mio precedente articolo.
5 isole greche in 9 giorni
Dopo averlo inserito diverse volte nella mia bucket list annuale, il 2021 sarà l’anno in cui potrò finalmente fleggare con estrema soddisfazione la casellina ‘Tour delle isole greche’. Un viaggio pensato ed elaborato da me medesima e fatto da…
Sarò forse un’entusiasta, ma anche lo sbarco a Naxos è un momento di pura felicità! Il paesino di Chora tutto bianco, adagiato sulla costa della collina, a tratti un po’ consumato dal tempo, è una vista spettacolare. Solo la valigia mi ferma dal raggiungere immediatamente la Portara, il monumento simbolo dell’Isola, adagiato sul promontorio adiacente al porto.
Altro trucchetto derivante dalla mia XP greca è cercare hotel semplici, che siano, però, vicinissimi al porto e al capolinea dei bus. Dopo solo pochi minuti sono quindi nella mia prima stanza con affaccio sul mare e sul centro pieno di localini.
Pochissimo relax e poi via verso il paesino sottostante e verso gli unici semplici obiettivi che mi sono prefissata per la serata:
-pita gyros
-visione del tramonto dalla Portara
Tornata a mani libere al porto, dove poco prima sono sbarcata, mi fermo nell’unica taverna per smarcare il mio primo goal. Sono un po’ scettica perché temo che sia molto turistica e quindi poco di qualità. Fermo un cameriere chiedendo se fanno pita gyros e se possono darmelo da asporto. Come fossi ospite in una casa, vengo invitata a sedermi su una piccola seggiolina di paglia adiacente alle cucine, mentre i cuochi mi preparano la porzione di pane greco ripieno e i camerieri chiacchierano del più e del meno in greco, seduti accanto a me. Ecco che scatta il momento Alessandro Borghese: conto 10, 3,50€, questo il prezzo del mio primo Pita Gyros della vacanza. Servizio, 10, ritrovo l’incomparabile gentilezza greca. Menù:6, purtroppo mi delude molto il gusto del pomodoro cotto. Location Diesci, quando ricapita di mangiare con la vista del tramonto davanti alla porta di un tempio di epoca ellenica?
Il promontorio si riempie a poco a poco di sconosciuti, coppiette abbracciate, macchine fotografiche e cellulari puntati verso il sole che scende pian piano, colorando il cielo dapprima di un arancione intenso e poi di viola. Io sono presa dalla frenesia fotografica, non so se catturare prima la porta, il mare, la folla e anche quello di cui nessuno sembra essersi accorto: alle nostre spalle, le case bianche di Chora sono sporcate dal riflesso rossastro del cielo. Penso tra me e me che la gente è tanta, ma è fattibile, in quanto lo spazio è sufficiente per tutti e c è un buon ricambio nei posti in pole position.
Dopo il climax solare, la stanchezza del viaggio inizia a farsi sentire. Su consiglio di un mio amico local mi concedo un Waffle da Waffle House e vado a dormire.









Giorno 2
Spiagge di Naxos
Calimera! Buongiorno! Good morning! I greci sono così gentili che viene voglia, complice l’essere in ferie, di salutare tutti i passanti con un sorrisone!
Il programma di massima prevede una giornata in giro per le spiagge e, per la sera, un bel ristorante, che ho già prenotato.
Prima spiaggia, dove mi reco con il classico bus greco da gita scolastica, è Agia Prokopios, a 20 minuti da Chora. Il biglietto si mostra appena entrati al conducente e, nel caso di Naxos, non può essere acquistato a bordo.
Trovate tutti gli orari su questo sito:
https://naxosbuses.com/bus-schedules-july-august/
Il prezzo per due lettini e un ombrellone varia tra 15/20/30 euro per l’intera giornata. Sapendo di dover restare poco mi sistemo in un pezzo di spiaggia libera. L’acqua del mattino è splendida e approfitto del mio arrivo di buon ora (in realtà sono già le dieci) per godermi un po’ di tranquillità, in quanto la gente non è ancora arrivata in massa.
Per pranzo decido di fermarmi a mangiare sul posto e mi butto in una delle piccole taverne dietro la lingua di spiaggia. Sono attirata da un piatto in particolare, il Saganaki Shrimps, che sono curiosissima di provare. Vi ho già raccontato che adoro il Saganaki (feta fritta con miele e sesamo), penso quindi che, con l’aggiunta dei gamberetti, la vivanda possa solo migliorare! Il cameriere mi guarda perplesso quando ordino e, considerando che è l’ora più calda della giornata, quando mi arriva il piatto capisco come mai: con grande stupore scopro di avere ordinato una zuppa calda con il pomodoro, che io non amo e che sembra perseguitarmi come fece la cannella nel mio primo viaggio island hopping. A controbilanciare una bella Mythos fresca. Contro ogni aspettativa sono comunque soddisfatta della scelta.
Finito di mangiare mi sposto in bus alla seconda spiaggia un po’ più a sud: Agia Anna, che si estende per vari chilometri ed è addirittura coperta da più fermate di bus. In questo caso contratto un buon prezzo per una sdraio e ombrellone per il solo pomeriggio e noto che il costo giornaliero è più basso che a Prokopios, probabilmente per la tanta concorrenza. A fine litorale è presente una passeggiata in legno che conduce alla località seguente, Plaka, anch’essa bella, così, come proseguendo, Maragas, che vedo dal bus.
Torno all’hotel dopo due orette e mi concedo l’immancabile relax, perché, come si sa, il mare stanca. Faccio un piccolo inciso: per la prima volta in vita mia mi capita di trovare il divieto di buttare nel gabinetto la carta igienica, che va gettata invece nel cestino della spazzatura, con lo scopo di preservare gli scarichi. Subito mi sembra un po’ strano e incivile, ma a fine vacanza ho un’epifania, dove finisce tutta la carta igienica che noi buttiamo nelle fognature? Non saremo noi i barbari?
Mi metto a lucido ed esco per andare al ristorante. Lungo il percorso esploro per bene l’alveare del quartiere Kastro, solo assaggiato la sera prima. Scopro che vicoli non finiscono mai, quando ti sembra di essere arrivato al limite e stare per uscire dal centro, ecco che si apre una nuova parte con altri bar, negozietti di artigianato, taverne e discoteche.
Questa sua caratteristica mi fa totalmente impazzire. Non vi capita mai di sognare di essere in una casa e scoprire tante stanze una dopo l’altra? La sensazione è un po’ la stessa e sembra proprio di girare in una residenza con corridoi, patii e locali a cielo aperto che si susseguono.
La mia destinazione finale, Avaton 1739, é un rooftop bar e ristorante che si trova in cima alla collina. Con estrema nonchalance mi lascio accompagnare al tavolo per uno che ho prenotato sulla terrazza, pronta a godermi il tramonto. Un bel bicchiere di vino rosato, cibo buonissimo, musica elegante e la vista sul mare e sui tetti della cittadella. Questa è un’atmosfera che in un ristorante con me non sbaglia mai. Nello specifico ordino Local Lamp Rib, Celeriac root puree, White Wine Sauce with Verbena and Caper, un piatto che sembra brodo destrutturato: carne stracotta e alcune salsine buonissime al gusto di sedano, carota e cipolla.
Sazia e rilassata, riscendo la collina tramite il labirinto di stradine e passo quello che resta della serata a girare e rigirare i vicoli ancora un’infinità di volte, acquistando i primi souvenir.








Giorno 3
Naxos to Kofounisia
La mattina seguente non sono previsti né la sveglia, né impegni particolari. Dopo colazione scendo sotto l’hotel, praticamente in pigiama, dove si trova un banchetto alla mano adocchiato i giorni prima. Una signora simpaticissima vende mini flauti a stantuffo in legno, sui quali scrive in lingua greca il nome desiderato.
La vicinanza al porto e l’orario del check out tardi mi permettono di avere abbastanza tempo per andare a curiosare le spiagge di Chora e vedere l’hotel dove alloggeró nella parte successiva del viaggio, al ritorno dallo short break a Kofounisia. Dopo un’oretta sul bagnasciuga è il momento di tornare e salutare l’Hotel Coronis, che è stato un ottimo alleato per questi primi giorni.
Nel piccolo porto ci metto un attimo per ricordarmi come sono organizzati gli accessi ai traghetti. Davanti al molo è presente una tettoia, suddivisa al suo interno in tre percorsi. All’esterno, all’inizio di ogni fila, è appeso un cartello con il nome della nave. All’arrivo del mezzo il cancelletto del corretto corridoio di attesa viene aperto, lasciando libero il passaggio verso una nuova isola o, per qualcuno, verso la fine della vacanza. Compreso nell’Interrail, il traghetto per la breve tratta (circa 45 minuti) è grande, simile a quelli che da Genova fanno la traversata verso la Sardegna.
Sbarcata a Kofounisia mi aspetta il servizio di navetta dell’hotel, di cui ho deciso di approfittare (gratuitamente) nonostante io sappia che la distanza a piedi sarebbe di meno di dieci minuti. Devo così pazientare ancora un po’ prima di ri-immergere le suole nella bellezza della piccola isola.
Il ritorno in questo luogo è stato fortemente voluto perché, a seguito della mia visita precedente della durata di un solo giorno, mi ero accorta che ci sarebbe voluto più tempo per conoscere davvero l’isola. Il classico caso in cui si dice “avrei voluto restare più giorni!” o “devo tornarci”, ma molto spesso non si fa mai. Mentre appoggio le valigie in stanza mi chiedo quindi se la mia impressione è corretta oppure se mi pentirò di non aver esplorato una nuova meta.
Mi infilo il costume e torno come prima cosa ad Ammos Beach, davanti al paese, che, con il suo mare verde acqua, mi aveva rapito il cuore anni prima. Devo essere sincera, non ricordo dove e se ho pranzato quel giorno, ma, conoscendomi, e concedendomi una licenza poetica, o meglio romanzata, dirò che sono tornata a gustare un Pita Gyros alla taverna Posto, prima di stendere il telo sulla sabbia bianca.
Al rientro dalla spiaggia, alla fine del pomeriggio, passo nell’unico vicoletto del centro per prenotare un tavolo per la cena. Come al solito quando più tardi torno mi accorgo che non era necessario perché sono la prima e quasi unica cliente. Mangio comunque benissimo, uno spiedone colante, appeso all’in giù su di una ciotola di patatine. La semplicissima taverna, che vi consiglio, si chiama Rouchounas. Un altro ristorante validissimo da provare se siete invece amanti dei menù più ricercati è Laska.
Prima di dormire non manco la mia ormai piccola tradizione annuale a Kofounisia: percorro la strada dietro la spiaggia del porto, completamente al buio, perché sull’isola scarseggiano persino i lampioni, e ordino al bar To Kyma un bicchiere di Ouzo fresco, da gustare con in sottofondo una musica chilly e il rumore delle onde.







Giorno 4
Paralia Pori – Kofounisia
Una volta ripetuti tutti passi già testati nel viaggio Kofounisia 1.0, questo giorno è interamente dedicato a scoprire il resto di Kofounisia, del tutto nuovo per me.
La mattinata parte però in salita, anzi in scalata. Arrivando arrancando alla sala colazione dell’albergo, scopro che la prenotazione include il solo pernottamento e oltretutto la cucina è ormai chiusa per la bassa stagione. Nervosa per la mancanza di caffeina e perché questo inconveniente mi farà perdere del tempo, riesco a trovare a un centinaio di metri dall’hotel la bakery che, probabilmente, spaccia colazioni a tutti i turisti dell’isola: Kofounisia Bakery.
Dopo la dose di caffelatte calmante nel bicchiere brandizzato, con l’idea di girare a piedi, chiedo consiglio alla ragazza alla reception, che mi garantisce che l’isola è sicurissima da girare anche da sola. Raccontandomi dei suoi rientri a casa post serata, mi conferma che ovunque, a qualsiasi ora, non si fanno brutti incontri né con malviventi, né con animali selvatici! (ogni riferimento ad articoli e fatti precedenti è puramente casuale).
Parto quindi alla volta di Paralia Pori, che è considerata il gioiello di questa manciata di chilometri quadrati. Nonostante ci sia un taxi boat che fa avanti e indietro dal centro preferisco raggiungere la spiaggia a piedi in circa un’oretta. Mi metto in marcia seguendo la costa fino alle prime spiagge, già così belle che non riesco a resistere. In ognuna mi levo le Superga, perché non ho un paio di infradito, e mi faccio un bel bagno nel totale relax. Come potrete immaginare il quantitativo di sabbia nelle mie scarpe cresce ad ogni tappa di più e me lo porterò dietro in tutta la passeggiata.
Lasciate nell’ordine Paralia Finika, Fanos Beach e Paralia Italida, mi avventuro nel pezzo meno battuto, lungo il quale incontro un numero di persone contabile sulle dita di due mani. La costa in questo tratto è una meraviglia naturale, punteggiata da rocce che formano piscine naturali e insenature di acqua turchese perfette per potersi tuffare. Io, che non sono una temeraria, mi limito a perdere tempo scattando foto al mare che ipnotizza e all’isola di Amorgos, che si scorge in lontananza.
Ad un certo punto mi fermo per un attimo e qualcosa di straordinario accade: smettendo di fare rumore con i miei passi, mi accorgo del silenzio assoluto che mi circonda.
Ed ecco che finalmente davanti a me appare la baia che ospita Paralia Pori. Come sotto un incantesimo mi avvicino, percorrendo le ultime centinaia di metri che ci separano, con la bocca spalancata dallo stupore, come in un cartone animato. Impaziente piazzo il mio asciugamano in uno dei tanti spazi liberi e, quasi chiamata dal mare, mi immergo nell’acqua bassa, cristallina e calma. Più a largo, a dare ancora di più l’idea di relax, sono ormeggiate delle barche a vela.
Quando ritengo di aver raggiunto un grado sufficiente di rilassamento parto in esplorazione per fare un po’ di foto, con la sola sacca acquistata a Naxos, a tema casette greche. Oltre ad un mio autoscatto, che conservo come ricordo del luogo, catturo quella che fin da subito eleggo a foto della vacanza: delle corde da pesca arancioni davanti al panorama della baia, immortalati senza nemmeno guardare l’obiettivo per evitare di stendermi a terra.
Proseguo lungo il promontorio e curioso anche alle spalle della spiaggia, dove sorge un’altra baia dalle scogliere alte, frequentata prevalentemente da yacht.
Dato che lo stomaco comincia a brontolare, mi fermo a mangiare una salatissima (non di gusto) insalata, nell’unico bar che serve la spiaggia, di cui apprezzo però la vista e l’arredamento tutto in paglia.
E dopo qualche altra ora di mare mi rimetto in cammino verso il paesino, rifacendo esattamente le stesse foto dell’andata, come quando le mamme scattano mille foto uguali ai propri figli.
Rientrata in hotel l’outfit che ho scelto la mattina, camicione di lino, costume e shorts, è diventato uno straccio maleodorante o detto in maniera più elegante “vissuto”. Mi prendo del tempo per darmi una sistemata con calma, perché ho deciso che anche questo è un momento importante quando si stacca e si va in vacanza. Un altro mio momento sacro è quello post doccia, nel quale, con ancora il turbante in testa, mi stendo sul letto a riguardare le foto della giornata.
Ma è tempo di continuare la mia esplorazione, semplicemente vestita “da sera”, perchè le novità non sono ancora finite. Destinazione? L’area ovest dell’isola. Il mio intento iniziale è quello di guardare il tramonto dalla Profet Elias Church. Ammetto, però, che lasciata la strada asfaltata, con il crepuscolo in arrivo e nessuna anima viva per le strade, non me la sento. Completo comunque il giro ad anello, riscendendo la collina e superando un piccolo porticciolo e ripiego sulla visione del tramonto dalla chiesa St Nikolaos, più vicina al centro.
Mentre vago per il cortile-cimitero di questa chiesetta, situato su di una terrazza affacciata sul mare, mi rendo conto che piuttosto che un tramonto, la serata mi sta regalando un’alba di luna. So che tra le lapidi e la luna piena potrebbe sembrarvi un’atmosfera un po’ creepy, ma posso assicurarvi che non lo era affatto! Inserisco qui di seguito le foto dell’indescrivibile luna gigante che c’era, che tra l’altro sono le ultime fatte con la mia fidata Nikon.

Mentre cerco di rimettere la fotocamera nel sacchetto di tela, lo manco e, cadendo sull’asfalto, lo specchio interno che avevo appena fatto riparare si stacca. Mi raccomando, non spifferatelo al mio tecnico di fiducia al quale ho solo detto che si era scollato!
Molto delusa per l’incidente mi fermo a mangiare da Capetan Nikolas, un posto chiaramente per turisti, ma quel turistico greco, ovvero dove si trovano gentilezza, musica dal vivo e tovaglie a quadratini. Ordino dei gamberetti fritti e mi arriva un piatto di circa un chilo, che apprezzo molto e che mi fa dimenticare lo sfortunato evento. Faccio anche amicizia con una coppia di Pesaro, seduta accanto a me, alla quale lascio il nome del mio blog, quindi, se state leggendo questo articolo, vi mando un saluto.










Giorno 5
Kofounisia to Naxos
La mattina successiva, quando ancora non c’è nessuno in giro, raggiungo la spiaggetta del centro. Solo ora posso confermare che non ha nulla da invidiare alle altre. Faccio un ultimo tuffo, poi torno in hotel, lascio la stanza e attendo l’orario del traghetto in piscina.
In definitiva Kofounisia si conferma essere un’isola con il potere di rilassare e dove fermarsi almeno una volta nella vita per un paio di notti. Per quel che riguarda i prezzi, sull’isola l’hotel, la spesa e i souvenir sono molto cari, ma non il mangiare. Con 15 euro si gozzoviglia tranquillamente.
Un mio collega, che c’è stato a fine maggio, mi ha segnalato la bellissima e genuina festa annuale dei pescatori, che si svolge sull’isoletta tra maggio e giugno. Per l’occasione viene allestito il porticciolo con tavoli e lucine e, tra balli tipici e allegria, i pescatori servono gratuitamente piatti cucinati con pesce freschissimo.

Prima di imbarcarmi per lasciare questo piccolo paradiso, scopro il supermercato di fronte al porto, che mi era sfuggito la scorsa volta, dove posso finalmente acquistare una cartolina da regalare a mio padre per la sua collezione. Girando in centro si trovano infatti solo negozi che vendono souvenir di artigianato.
Il traghettone è lo stesso dell’andata, per il quale ho già ritirato i biglietti prima di partire da Naxos, presso l’agenzia di fronte al porto.
! Attenzione! I biglietti Interrail vanno sempre ritirati in cartaceo presso il porto di partenza o di arrivo della tratta. Potete trovare tutte le info utili qui: https://www.interrail.eu/it/interrail-passes/one-country-pass/greece-passes/greek-islands
Sbarco ormai espertissima e mi dirigo verso il secondo hotel di Naxos, di livello superiore e più vicino alle spiagge. La zona si raggiunge scollinando oltre il piccolo promontorio alla fine del cuore del centro, ed é molto diversa da Kastro. Non ci sono negozietti e locali, per lo più solo casette adibite a B&B e supermarket, di quelli con esposta fuori la mercanzia per il mare.
La stanza dell’albergo che ho scelto, che si chiama Hotel Villa Flora, è bellissima: grande quanto una suite, è arredata con paglia e resina ed è dotata di una doccia walk in con cromoterapia. Sono molti i dettagli che fanno la differenza, tra cui luci e lanterne in rattan inserite nelle nicchie ricavate nella parete e una lunga seduta in resina bianca in continuità con il muro, piena di cuscini abbinati allo stile della camera. Il contesto non è lussuoso, ma è freschissimo.
Senza fretta raggiungo in tre minuti netti Agios Georgios. Dopo il tramonto alla Portara e quello dal rooftop di Avaton è la volta del più classico, quello in spiaggia. Pian piano il sole scende, le persone si diradano e il cielo cambia colore. Un gruppo a cavallo passa sulla riva, lasciando dei fotogenici segni di zoccolo sul bagnasciuga. Io seduta sul mio telo, tutta insabbiata, come sempre d’altronde, mi godo questo spettacolo, felice e rilassata. Questo potrebbe essere un esempio calzante per un’espressione che io amo: “life unhurried“.
Come da migliore delle tradizioni, mentre torno a casa in condizioni pietose, mi fermo a prenotare un ristorante nella zona e trovo un cameriere che fa il provolo, come solo i ragazzi greci sanno fare. Gli dico che vorrei un tavolo per la sera, lui mi chiede il nome e io glielo dico, convinta che se lo annoti sul taccuino. E invece, lui mi stringe la mano presentandosi “a sua volta” con un sorrisone. Poi mi dice semplicemente che un posto per me lo trova sicuramente. Quando torno, dopo una bella doccia e una sistemata, sono irriconoscibile, ma il tavolo me lo trova comunque.
Dopo cena non resisto e torno a girare per il quartiere Kastro perché, dopo due giorni di lontananza, i vicoletti, che sono ufficialmente eletti mio luogo preferito dell’isola, mi mancano già.









Giorno 6
Entroterra di Naxos
Soddisfatta dell’esplorazione delle spiagge, la nuova mini vacanza a Naxos inizia con una giornata alla scoperta dell’entroterra.
Grazie al foglio ritirato presso il punto informativo in porto, so esattamente a che ora partirà il bus, ma rischio prendendolo da una fermata diversa dal capolinea, nello stradone sopra a casa (di fronte alla chiesa Saint Nikodimos). Mi fermo in un bar a comprare una bottiglia di acqua e chiedo dove poter acquistare il biglietto, scoprendo che sono venduti alla cassa del supermercato. Devo quindi entrare e fare la fila con le persone che hanno un carrello colmo di spesa. Dopo di che, essendo la fermata nel bel mezzo di uno svincolo stradale, incrocio le dita e spero che la banchina scelta sia quella per la direzione giusta.
L’idea di massima c’è già, ma ho deciso di improvvisare relativamente a tempi e orari. Prima sosta il villaggio di Chalkio (o Halki), un minuscolo paesino che raggiungo in 25 minuti, tramite una strada panoramica. Appena arrivata apprendo che il bus per la prossima tappa è dopo più di un’ora e mezza. Al contrario, nonostante un tempo il paesino fosse il capoluogo dell’isola, in meno di mezz’ora ho già terminato tutte le viuzze. Tra l’altro i pochi negozietti presenti sono così cari che decido di limitarmi a bere un caffè greco in un tranquillissimo caruggio, come diremmo noi a Genova. Un rimpianto che ho è di non avver acquistato un CD usato di canzoni classiche greche, che avevo addocchiato.
Un po’ delusa dalla prima sosta e nota per la mia incredibile pazienza decido a questo pinto di raggiungere a piedi Filoti, la mia seconda tappa. Percorro una strada asfaltata a tornanti, ma in piano, non particolarmente memorabile. Per fortuna mi chiamano per un’emergenza a lavoro e il tempo, al telefono, passa più velocemente. Facendo finalmente ingresso nel villaggio, riscontro da subito molta somiglianza con il paese lucano di provenienza di mia madre.
I tempi purtroppo sono strettissimi per cui per prima cosa, mi procuro dei biglietti del bus. Equipaggiata dei titoli di viaggio, entro a passo sicuro nel Platanos Cafe, un bar caratterizzato, ..indovinate? Proprio da un enorme platano, sotto la cui ombra sono posizionati i tavolini.
Sempre su consiglio dell’amico del posto, voglio infatti provare il loro rinomato Gelaktoboureko, sulla fiducia, senza nemmeno sapere di cosa sappia e se sia dolce e salato. La cameriera mi informa che è finito, ma che è quasi pronta la nuova infornata. Io le rispondo che il bus sta per arrivare ma che voglio rischiare, lo pago già e poi rimango a portata della fermata, con le dita incrociate e un’attesa al cardiopalma, pronta a lasciare il paese senza il bottino. La fortuna non mi lascia letteralmente a bocca asciutta, nel tragitto posso quindi aprire la scatolina ancora fumante e scoprire il sapore di questo tipico dolce della pasticceria locale. Il gusto è quello del latte e semolino racchiuso in una sfoglia sottile.
Tempo di finire merenda ed è l’ora di scendere ad Aphirantos, la mia ultima meta della giornata. Anche questo paesino mi ricorda moltissimo la Basilicata. Qui ho più tempo, forse troppo, e inizio la mia esplorazione tra i vicoletti bianchi e i negozietti, che in questo caso sono radi. In una piccola libreria nascosta acquisto un simpatico libro illustrato sugli Dei greci per la bimba di una mia amica. Quando arriva il momento di prendere l’ultimo autobus per tornare a Chora, mi sento un po’ delusa dal giro, ma comunque soddisfatta: dopotutto è stata una giornata di ferie usata per esplorare un angolino di mondo in più.
Prima di rientrare in hotel c’è una commissione, grande classico delle mie vacanze, da adempiere: trovare il modo di passare le foto della fedelissima Nikon, seppur infortunata, sul cellulare. Succede quasi in ogni viaggio: ad Amsterdam ho dimenticato la batteria e ho dovuto comprarne una nuova, che ora uso come riserva; altre volte dimentico l’adattatore per la scheda SD, difficilissimo da trovare nei negozi, oppure, come in questo caso, lo porto ma non funziona. D’altronde, come dice Simon Reeve… ma per questa massima vi rimando al mio ultimo articolo ! (I 13 consigli che ti svolteranno la vacanza) Ps. Quando dico un classico, intendo che mi è già successo a Paros, in Turchia, a Trieste e ora anche Naxos si aggiunge alla lista.
Per l’ultima cena non ho idee quindi decido di vagare in cerca di cibo e approdo da Apostolis, all’estremo sud dei vicoli di Kastro. Il locale è una classica taverna greca che occupa un grande cortile interno, riempito di seggiole di paglia color pastello, lucine e lanterne e gremito di gente.
Altri ristoranti notati, ma non provati sono: Flamingo, che avevo di fronte al balcone della stanza all’Hotel Coronis, sempre pieno di musica dal vivo e allegria; Meze che dovrebbe far pesce e del quale ho sentito parlare benissimo sull’autobus durante la gita nell’entroterra; Metaxi mas, nel cuore dei vicoli, poco sopra Apostolis, perennemente affollato.
Sono stanca, ma riesco comunque a cogliere l’ultimo pizzico di atmosfera greca e di aria di vacanza. Davanti a me una coppia di amici accompagnando la cena con del buon vino spettegola di tutti i conoscenti pronta a fare follie e divertirsi nella sua prima serata in Grecia.








Giorno 7
Naxos to Mykonos
Il traghetto per tornare a Mykonos è alle 11:20 del mattino, mi sveglio quindi con calma e impacchetto a fatica le mie cose, che si sono magicamente moltiplicate. Prima ancora però esco dalla mia camera che dà direttamente sulla sala colazione e mi godo gli ahimè (piccolo spoiler) ultimi cappuccino, cornetto e yogurt. L’ultimo tocco aggiunto per non fare l’italiana media all’estero.
Inizialmente la mia idea era di rispedire la valigia in Italia prenotando un servizio di ritiro presso l’albergo, tanto che mi ero portata dietro anche un rotolone di plastica da imballo. Purtroppo la super efficiente Alessandra del primo giorno non c’è più e scopro di non essere più in tempo perché era necessario prenotare con qualche giorno di anticipo.
Con la fedele e pesante valigia passeggio quindi verso il centro per fare la merenda di metà mattina e assaporare l’ultimo briciolo di gentilezza greca in un bar sul promontorio che separa Kastro dal quartiere delle spiagge. Da li ripercorro un’ultima volta la via sul mare che conduce al porto e dopo l’ultimo scatto fotografico a Chora salgo sull’ultimo traghetto Hellenic (incluso nell’Interrail) della vacanza, che mi riporterà a Mykonos. E mentre le mie azioni sembrano un nastro che si riavvolge al contrario, penso che sicuramente Naxos è l’isola che ad oggi consiglierei per una vacanza per chi cerca la Grecia a 360 gradi, con relax, divertimento e un’atmosfera autoctona.
Nuovamente a Mykonos ci metto qualche minuto a trovare il bus per l’aeroporto, che è in fondo al molo dal lato dell’uscita. E’ un momento caratterizzato da due sentimenti: una grande curiosità, perché sto per vedere il lussuoso boutique hotel che ho scelto per la mia giornata di defaticamento, misto a una voglia folle di Pita Gyros, per non smentirmi mai. Sul mezzo ne approfitto quindi per cercare online una trattoria con griglia nei pressi della sistemazione.
Scendo alla fermata dell’aeroporto, ma non è ancora tempo di attraversare le porte girevoli. Con passo sicuro raggiungo in 5 minuti l’albergo seguendo la strada studiata su Google Maps. La reception è posta al centro dell’edificio, tra due vetrate, una delle quali affaccia sull’area piscina. Nell’aria aleggia un odore di profumatore costoso.
Vengo accolta direttamente dalla manager dell’hotel, che dopo il check in mi accompagna in un tour della struttura. Mi mostra la piscina, il bar, dove mi offre un liquore di benvenuto, la Mastika, e la stanza in stile super minimale, affacciata sulla piscina. Mi precisa che la camera è dotata di ferro da stiro e io le rido in faccia sottolineando che non ho intenzione di mettermi a stirare in ferie!
Dopo aver dissimulato un’aria da vip in vacanza abituata al lusso, lascio l’elegante location, sentendomi una contrabbandiera, per spostarmi di qualche centinaia di metri e raggiungere la peggior souvlakeria di Caracas, Da Luigi, dove mi procuro con pochi euro un meritato Pita Gyros.
Rientrata con la pancia piena, può finalmente iniziare il mio assoluto dolce fa niente, con in sottofondo solo musica con da aperitivo e gli aerei che ci passano accanto per atterrare. Ritiro il telo e scelgo una postazione con lettini e ombrellone, sufficientemente lontana da gli altri esseri umani, pochi per fortuna, che popolano l’area piscina. Mi alzo solamente per cenare con un Saganaki al pool bar, dopodiché mi godo il rosso tramonto di Mykonos con i piedi a mollo.
Sarei disonesta se non vi confessassi di aver molto incoerentemente coronato questa giornata di riposo, passando la serata a stirare i capi da rimettere in valigia. Prima di andare a letto, chiedo alla manager se è possibile avere una colazione da asporto, dato che la partenza sarà molto presto al mattino, e lei me lo conferma e mi chiede addirittura cosa voglio mangiare per farmela preparare personalizzata dalla cucina.







Giorno 8
Mykonos to Italy
Siamo partiti con Alessandro Borghese e terminiamo con Bruno Barbieri. Voto all’hotel? 4. Per via di un disguido di comunicazione, al mio risveglio non c’è nessuna colazione pronta per me e parto per lasciare la Grecia, alle 6:00 di mattina, triste e con un buco allo stomaco, reso ancora più grande dalle prelibatezze che mi erano state promesse la sera prima.
Non voglio però chiudere questo racconto di una bellissima vacanza con una nota negativa, perciò condivido con voi una curiosità. Scrivendo l’articolo mi è capitata una cosa particolare. Avete presente quando leggete un libro e vi sembra di entrarci? Un classico esempio può essere il mondo di Harry Potter. A me è capitato lo stesso scrivendo, dal cellulare, durante la pausa pranzo a lavoro. Tornando con la mente al viaggio e traducendo il ricordo in parole, una volta finito, staccandomi da telefono, mi sono resa conto che mi sembrava di essere appena stata in Grecia per un quarto d’ora. Spero quindi che la stessa cosa succeda a voi leggendolo!

















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