1089 km in Cornovaglia..

.. In 5 giorni. Lo so sembra una follia, e un po’ lo è. Mi sono resa conto di essere pessima con l’organizzazione degli orari e delle tappe durante i road trip. Al contrario sono cintura nera sesto dan di incastro mezzi di trasporto in qualsiasi posto del mondo io arrivi. Come avrete capito, questo articolo è un racconto di bei posti, ma non vuole essere un tour già fatto e finito. Insomma, non ripetete l’esperimento a casa!

Bath

Che dire, con Bath è stato amore a prima vista, già dalla prima sera e nonostante la stanchezza del viaggio. Un piccolo gioiello in piena atmosfera british, parola che sarà ricorrente in questo articolo.

La prima cosa che si nota sono ovviamente le case tutte attaccate una all’altra di colore marroncino, che regalano alla cittadina un’atmosfera retró da Inghilterra della rivoluzione industriale. Ci sono inoltre altri particolari, meno noti, ma che trovo bellissimi. Alcuni esempi sono le finestre senza tende e i tetti delle case pieni di camini, gli attraversamenti pedonali in diagonale e le vetrine dei negozi, che sono dei veri capolavori! Fatte generalmente a “bow window”, sono curate nei minimi dettagli. La cosa incredibile è che anche nel retro le botteghe hanno delle vetrine stupende, quasi più belle del davanti. I pub, la sera, nel mezzo di una città quasi spettrale, sono accesi di vita, pieni di persone non ubriache, ma che si divertono, racchiuse nella cornice delle grandi vetrate illuminate.

Bath di giorno è altrettanto bella. Scusate, ma non trovo un termine più elaborato per descriverla. Dopo aver ripercorso la via principale con i negozietti, ci sono alcune tappe imperdibili.

Immancabile un salto alla piazza chiamata Circus e al Royal Crescent, dove troverete le classiche case a cerchio. Se siete appassionati di serie in costume (quelle dell’epoca di Jane Austen, per intenderci) sapete di cosa sto parlando. In città è anche presente un museo dedicato all’autrice e alle sue opere. I Gen-Z, conosceranno invece Bath per essere la location delle riprese di Bridgerton.

Spostandosi in pieno centro si può percorrere il ponte di Pulteney, che, nel suo piccolo, è simile a Ponte Vecchio a Firenze. Oltrepassandolo e curiosando nei suoi negozietti di artigianato, si raggiunge un quartiere caratterizzato da edifici in stile georgiano.

La mia parte preferita sono state però le terme, che sono spettacolari. Se siete di passaggio a Bath – o come era chiamata nell’antichità Aquae Sulis– sappiate che è un delitto perdersele. Il tour con audioguida in tutte le lingue vi porterà alla scoperta di questo straordinario complesso costruito dai romani e con impianti che tutt’ora potrebbero funzionare. Grazie alle tubature progettate e realizzate duemila anni fa, all’interno del museo è possibile ascoltare ancora lo scroscio dell’acqua calda e assaggiarla, per assimilare le sue molteplici proprietà benefiche.

L’ingegneria romana nel mondo, in qualunque forma essa sia, ha sempre il potere di emozionarmi. Posso dire che, quando viaggio, le tracce del passaggio degli abitanti dell’Impero sono sempre la parte delle città che ha il potere di farmi spalancare la bocca dallo stupore. Addirittura, alle terme, mi sono quasi commossa per la grandiosità di questo popolo e della sua abilità.

Stonehenge

Reazione del tutto opposta l’ha generata in me Stonehenge, forse per la mia poca propensione alla spiritualità o forse perché la mia mente non coglie la magnificenza di erigere un monolita.

Stonehenge si può raggiungere da Bath guidando per circa un’oretta verso sud est. Una volta approdati, una biglietteria e un museo segnano l’ingresso ad una grande area verde pianeggiante. Il sito principale si raggiunge a piedi, facendo una passeggiata, o in navetta, in pochi minuti, anche in questo caso dotati di audioguida.

Lungo il percorso sono presenti altre tracce preistoriche, ad esempio solchi nel terreno e tombe a tumulo, non molto interressanti a mio parere. Giunti ai celeberrimi monoliti, è possibile osservarli a distanza, girandovi intorno.

Chissà, forse in alcuni giorni dell’anno, ad esempio nei soltizi, queste grandi pietre regalano dei giochi di luce incredibili, ma in una giornata normale, come quella in cui sono stata io, Stonehenge è un luogo dove andare solo per levarvi la curiosità, fare due foto e scoprire di avere perso tempo. Ovviamente la mia critica non è valida se siete molto spirituali o appassionati di misteri e domande irrisolte sull’universo.

Exeter e Simon

La mia seconda sosta è stata Exeter, una grande cittadina ai confini della Cornovaglia. Per me la scelta è stata obbligata, perché ho costruito questo viaggio intorno allo spettacolo di Simon Reeve, che si è svolto nell’auditorium del suo college. Non è però un punto comodissimo per esplorare la penisola, perciò vi consiglio di passarci, ma di piantare la tenda piu a ovest.

Se ripenso ad Exeter, tuttavia, ci sono alcuni ricordi che mi tornano alla mente. Il primo è un luogo: l’Abbazia. Sia esternamente che internamente è molto particolare e maestosa, in stile gotico, che si dà il caso sia il mio preferito! Se volete vederla informatevi con anticipo sugli orari. Proprio sull’argomento ho un aneddoto divertente, che ho deciso però di raccontarvi nella parte due dell’articolo “cosa NON fare a.. “.

Un secondo tratto distintivo sono i tantissimi alberi giganti, così grandi come non ne avevo mai visti altrove. A Exeter, come credo quasi ovunque in Inghilterra, sono presenti parchi con specie esotiche di alberi, piante e fiori.

La terza e ultima sensazione che mi è rimasta positivamente “appiccicata” è legata all’albergo, che, come il primo a Bath, era in pieno stile inglese e mi ha fatto vivere l’atmosfera del Regno Unito a 360 gradi. Moquette, scale in legno bianco cigolante, corridoi e la classica sala ristorazione con le finestrone inglesina. A completare il tutto al mattino la colazione era a scelta tra english breakfast e uovo alla benedict, che io ordinavo sempre accompagnato da salmone affumicato.

Se capitate a Exeter per cena vi consiglio il ristorante francese Côte. Ho provato inoltre un pub The Botanist, dove mangiare spiedoni di carne, che non ho trovato un granché a livello di cibo, ma ottimo per un boccale di birra.

Dello spettacolo che dire, oltre al magistrale Simon.. Un vero college, humor inglese, tutti seduti sulle poltrone del teatro con un birrozzo in mano, un signore che si alza e se ne va indignato imprecando, dopo un riferimento vagamente politico durante il monologo…più esperienza british di cosi!!

St Ives e Cornovaglia del Sud

Nel mio primo giorno nella vera e propria Cornovaglia ho optato per attraversare la penisola tramite lo stradone (A30), che la taglia al centro in direzione sud, decidendo solamente cammin facendo di visitare St Ives. Questo è stato il mio secondo innamoramento, si tratta di un posto unico al mondo, quasi fiabesco, per chi ama le sensazioni forti, inteso come immersione totale in un’esperienza.

Già osservando la cittadina dall’alto, prima di tuffarvisi, i colori sembrano quelli di un dipinto: le case tenui, il verde dei prati, l’arenile di sabbia bianca con le barche in secca e la schiuma delle onde. Se chiudo gli occhi posso ancora sentire il forte canto dei gabbiani, che dominano la baia, e l’odore del pesce. Quest’ultimo si tramuta in gusto fermandosi a mangiare un cartoccio di fish and chips o un tipico panino al granchio. I pennuti sono anche piuttosto invadenti. Uno, ad esempio, mi ha strappato con estrema destrezza una chips dalle mani, prima che la potessi addentare.

La cratteristica che però è stata fondamentale per completare l’atmosfera e renderla perfetta è stata la calma degli inglesi. Chi passeggiava, chi leggeva il giornale, chi sedeva fissando il mare. Tutti accomunati da un’incredibile flemma, di chi è zen e non ha nulla da fare, se non rilassarsi e non essere increspato da nulla. Nessuno che urla, nessuno che corre, nessuno che fa le cose agitato, silenzio assoluto in giro, se non per il garrito dei gabbiani.

Che fare dunque a St Ives? Girare per botteghe e negozietti del centro, acquistando artigianato locale (ad esempio le tazze Cornishware o le copertine Atlantic blankets), mangiare street food e passeggiare sui prati del promontorio.

Il giro continua guidando lungo la costa sud ovest fino a Fallmouth, una classica città sul mare, senza infamia e senza lode. Dormire in piena Cornovaglia vi permetterà di risparmiare tempo di viaggio e avere la possibilità di esplorare nel pomeriggio la punta all’estremo sud.

Clovelly, una tappa sbagliata

La mattina seguente comincia in salita.. Si viaggia infatti verso nord, tramite la A377, una strada statale che, al contrario della A30, regala piacevoli stradine di campagna, colline fiorite e boschi.

Dopo una sosta a Barnstaple per fare merenda e per recuperare un pranzo al sacco, ci lasciamo tentare dalle immagini su internet di Clovelly, un minuscolo paesino nel Devon, di strada verso la nostra destinazione.

Per quanto sia sperduto, il luogo è una vera e propria attrazione turistica, con tanto di accesso tramite negozio di souvenir al modico prezzo di 10 Sterline. Insomma, come se in Liguria facessimo pagare l’ingresso alle Cinque Terre! Scelta ancora più assurda se penso che il giorno dopo a Londra ho potuto ammirare gratuitamente i quadri dei pittori più famosi al mondo. Da buona italiana, mia madre mi ha chiesto, tuttavia, di precisare in questo articolo che nel bar della biglietteria erano presenti gli unici taglieri e piatti freddi appetitosi avvistati durante la vacanza.

In definitiva Clovelly è un piccolo villaggio  storico di pescatori, caratterizzato dalla sua grande pendenza sul mare. Il mio verdetto è che non valga la pena visitarlo, in quanto la deviazione, seppur minima, per raggiungerlo fa perdere tempo utile per l’autentica Cornovaglia.

North West e Coastal Path

Come utilizzare una delle vostre giornate in Cornovaglia? Senza ombra di dubbio rispondo: facendo una passeggiata sulle scogliere della Contea.

Utili informazioni sulle tratte del Coastal Path si possono trovare sulle apposite app di trekking o anche su Youtube. Se avete abbastanza tempo vi consiglio una passeggiata di qualche ora, sfruttando i comodi bus per tornare al punto di partenza.

Nel mio caso, la prima parte della costa è stata percorsa in macchina, fermandomi di tanto in tanto nei punti panoramici.

Per la passeggiata invece mi sono dovuta accontentare di una breve tratta partendo da Crackington Heaven verso Nord. Se volete fare questa camminata e non vi reputate ottimi guidatori, vi consiglio di raggiungere la costa percorrendo il più possibile gli stradoni interni. Io, che vivo a Genova e quindi sono abituata a guidare in salite ripide, spesso strettissime, ho avuto un po’ di difficoltà. Le vie costiere sono infatti strade di campagna delimitate da siepi altissime e con spazio per appena una macchina, con pendenze massime e scavallamenti che non permettono la visibilità.

Dopo aver parcheggiato vicino alla spiaggia di Crackington, inizia la scampagnata, salendo lungo il vero e proprio sentiero, segnato da paletti che indicano a quale miglio della costa vi trovate. Raggiunta la cima si aprono viste mozzafiato delle scogliere. La gita continua per prati verdi sconfinati delimitati da staccionate e cancelletti, che potrete aprire per passare da una proprietà e l’altra. Come a me, vi verrà voglia di continuare ad oltranza in questo pianoro super rilassante, cancello dopo cancello.

Per concludere la giornata vi consiglio una sosta defaticante presso la “baita” sulla spiaggia per assaporare un tipico tè con latte o del sidro di mele.

Dorset e Lyme

Il terzo giorno prevede una mission impossible: guidare fino a Southampton, lasciare l’auto in aeroporto, prendere un bus fino al campus, da li prendere un altro bus fino a Londra (Hammersmith), la metro fino in centro e un pezzo a piedi fino all’hotel. Il fatto che ci sia riuscita, non fa che riconfermare quanto ho premesso, ovvero che i miei viaggi sono un tour de force, ma che non esista persona più abile in fatto di trasporti.

L’assoluta protagonista della prima parte di mattinata è quindi la strada A35, nel cuore del Dorset, che vince il premio di più bella tra quelle percorse durante il road trip. La carreggiata taglia prati e pascoli a perdita d’occhio, tutti verdissimi, con continui e lievi sali scendi. So che è solo il percorso verso una meta, ma diventa a pieno titolo gli un’attività o tappa da inserire nella vostra vacanza.

La sosta per una prima merenda è il paesino di Lyme, già noto agli appassionati del libro/film “Persuasione” e, forse, ai Ross Geller, per i suoi reperti preistorici. È un angolo di mondo carino e una buona occasione per respirare l’ultima atmosfera british dal passato, prima di approdare nel melting pot londinese.

Di Southampton non ho visto quasi nulla, ma posso informarvi che la distanza dall’autonoleggio Avis al bus per il campus è di tre minuti a piedi. L’autobus utilizzato invece per Londra è il National Express, che sono riuscita ad anticipare alla corsa precedente.

Londra

Cosa fare quando hai una sola sera a Londra, con tua madre, per la prima volta in questa capitale, e tuo zio, che c’era stato in gioventù, entrambi con più di 60 anni? È quello che mi sono chiesta anche io organizzando il viaggio.

L’hotel prenotato era centralissimo, attaccato al British Museum. Avendo anticipato l’orario di arrivo, non ho potuto quindi non portarli (gratis) alla National Gallery, anche se solo per venti minuti prima della chiusura, per riuscire a vedere più capolavori possibili.

Tornati all’esterno del museo, nel mondo reale, o quasi, ci si rimmerge subito nel clima londinese. Anche se la piazza, Trafalgar Square, celebra l’ingiusta sconfitta del mio personaggio storico preferito, ho potuto apprezzarne l’atmosfera. Artisti di strada cantano, attirando folle di curiosi ammiratori, bus rossi a due piani e taxi neri costeggiano la grande rotonda della piazza e in lontananza si addocchia già la torre del Big Ben. (In realtà il nome corretto è Elisabeth Tower, Big Ben è solo il nome della sua campana).

Con tutta calma si può a questo punto percorrere Whitehall Street e Parliament Street fino a Parliament Square, dove si trovano il Big Ben, ma anche il Parlamento e la Westminister Abbey. Questo concentrato di monumenti è una dei miei luoghi turistici preferiti di Londra. Ovviamente, in questa toccata e fuga in città, bisogna necessariamente farsi scattare una fotografia in una cabina telefonica.

Infine, per sfruttare al massimo il poco tempo a disposizione, da sotto il London Eye, la ruota panoramica, si può salire su un autobus aperto per un tour serale per tutta la città. Se capite la lingua inglese il giro è anche molto divertente, in quanto la guida racconta con passione e ironia ogni angolo della grande piccola capitale.

Per mangiare nelle vicinanze del tour, un locale italiano è La cucina di mamma, provvidenziale se a fine viaggio vi mancasse il cibo della madre patria e con personale gentilissimo. Altrimenti, in altre zone, avevo addocchiato la formaggeria con il nastro trasportatore Pick and Cheese e il mercato Mayfair, per la location all’interno di una chiesa sconsacrata.

Cosa mi sono persa?

Ci sono posti che, non essendo vincolata ad Exeter, avrei potuto aggiungere all’itinerario.

Il primo è Torquay, anche se all’epoca era solo un nome sulla mappa per me. Solo di recente, viaggiando in Turchia, mi sono appassionata alla vita di Agatha Christie, della quale sto leggendo un’autobiografia. L’autrice è nata e cresciuta proprio in questa cittadina, pertanto è possibile partecipare a tour guidati su questo personaggio.

In alternativa a Stonehenge, a nord di Bath, vi segnalo la caratteristica regione di Costwolds, con tipici villaggi di cottage come Castle Combe o Lacock. Lascio un link con qualche informazioni:  https://www.theenglishhome.co.uk/seasonal-living/british-travel/cotswolds-villages/.

Sicuramente le aree che avrei voluto vedere meglio, ma che hanno risentito della mia pessima organizzazione dei tempi, sono la punta sud della Cornovaglia e la tratta di scogliere a ovest. St Michael’s Mount è il corrispettivo britannico dell’omonimo sul versante francese, al quale a posteriori avrei dedicato del tempo. La costa sud del Dorset inoltre ha tantissimi posti da scoprire, ai quali non si può che riservare un viaggio dedicato.

Infine, non un luogo, ma un hotel, che mi aveva incuriosito, ma che ho scartato per la lontananza dal centro si Bath, è il Best Western Limpley Stoke, che sembra una vera e propria dimora di campagna. Quelli da me scelti, che vi ho citato nell’articolo sono Lasnsdown Grove, a Bath e Queens Court Hotel a Exeter.

Guidare a Sinistra

Ogni road trip che si rispetti prevede di passare tante ore in macchina, in questo caso… a sinistra. Volete la mia opinione? Le uniche difficoltà che ho riscontrato sono state fare entrare le marce con il cambio, dando abbastanza forza con la mano sinistra, e prendere le misure con i muri dal lato passeggero della macchina. Per il resto, una volta abituati a corsie e rotonde, l’ho trovata forse più comoda come guida negli incroci. Inoltre gli inglesi sono molto attenti, rispettosi e non fanno i fenomeni, e questo aiuta a sentirsi sempre in sicurezza. Non sono neppure arroganti, quindi per chi è abituato a guidare in Italia è una pacchia, la strada sarà vostra.
Peculiari anche le strade. I bordi sono curatissimi ovunque, anche nei posti più sperduti. Non c’è un centimetro senza prato inglese, siepi perfettamente squadrate e persino aiuole di fiori. Un’altra particolarità  sono le tantissime auto parcheggiate in doppia fila, o meglio in piena carreggiata, come se fosse la normalità, che nei paesini costringono ad invadere il senso opposto.

Considerazioni finali

Questo viaggio, in definitiva, mi è piaciuto molto, me ne sono resa ancora di più conto scrivendo questo articolo. Grazie all’esplorazione della Cornovaglia, ho capito che c’è molto ancora da scoprire di questa nazione, delle aue coste e delle sue campagne. Credo che i motivi siano principalmente due: il mare e l’autenticità.   Se infatti ho sempre criticato tanto Londra, per la sua mancanza di atmosfera british, ho scoperto che basta allontanarsi di pochissimo dalla capitale per trovare luoghi incredibili capaci di rimanere nella memoria. Anzi, forse proprio arrivandoci l’ultimo giorno, avendo girato i suoi “dintorni”e il contesto nel quale è inserita, ho potuto vedere anche Londra con occhi nuovi.

Risposte

  1. Avatar Domenico

    Ciao, complimenti per aver fatto tutto questo in 5 giorni 😲. Ho notato con interesse che abbiamo avuto le stesse reazioni a Stonehenge e Clovelly 🙂 riguardo le Cotswald, prenditi una settimana per visitare la zona e magari dai uno sguardo al mio diario prima di organizzare 😊alla prossima!

    1. Avatar etravellheart

      Ciao Domenico, ho letto il tuo articolo sulla Cornovaglia e, se posso, lascio il link qua nei commenti per chi avesse bisogno di un itinerario completo! https://domenico1974.wordpress.com/2012/09/24/diario-viaggio-cornovaglia-salisbury-bath/ Sicuramente visitare la Cornovaglia in primavera ha i suoi pro e i suoi contro, c’è molto meno affollamento, ma credo si perda un po’ l’aria da villeggiatura e di località balneare.

  2. […] Premetto che ho avuto difficoltà a scrivere questo sottotitolo. Se ci pensate, la guida inglese si chiama a sinistra, per via della corsia dove si viaggia, ma il volante è a destra, al contrario che in Italia. Dubbio un po’ simile a quando si deve usare il telecomando del condizionatore e non si ricorda se neve e sole indichino la stagione o la temperatura dell’aria che esce. Della guida a sinistra, posso dire che per me è stata facilissima, infatti è bastata una mezz’oretta e il cervello già si era adattato sia alla mano che utilizza il cambio, sia alle corsie e alle rotonde da prendere in verso opposto. Inoltre, se posso permettermi, gli inglesi guidano molto meglio degli italiani. Per altri dettagli ecco il mio articolo: 1089 Km in Cornovaglia […]

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